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Le aggregazioni professionali. Solo questioni di feeling?

Oggi va molto di moda l’idea delle aggregazioni professionali, cioè di provare a costruire degli studi di maggiore dimensione rispetto a quelli mediamente esistenti, sotto la spinta del desiderio di realizzare delle economie.
Spesso tuttavia le aggregazioni professionali non durano che il tempo fugace di una breve infatuazione, passato il quale contrasti, lotte senza quartiere e diaspore laceranti mandano in fumo anni di corteggiamento serrato.

Eppure, per rendere più durevoli e efficaci le aggregazioni professionali, basterebbe adottare fin dal principio un approccio più razionale, basato sulla composizione di reciproci interessi, economici ma non solo. La trattativa dovrebbero assomigliare di più a quando due casate reali accoppiano i loro rampolli e di meno ad una coppia di adolescenti il giorno di San Valentino.

Conviene allora radiografare con cura le idiosincrasie degli aggregandi e verificare le affinità elettive, in vista di un pesante ménage. Altrimenti il matrimonio rischia di naufragare per un parola fuori luogo o una piccola disattenzione. Deleterio anche l’approccio di chi pensa di accomodare i dettagli strada facendo. Nelle aggregazioni professionali i dettagli sono tutto, per cui devono affrontarsi e risolversi all’inizio. Altrimenti è meglio niente.


Come vedete, la struttura giuridica da adottare è del tutto inconferente alla buona riuscita di una aggregazione professionale e come tale va decisa per ultima, una volta sciolti tutti gli altri nodi, quelli di sostanza.

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Anna Lisa Copetto
Anna Lisa Copetto

Consulente di management per Intuitus Network,
Professore a contratto presso la facoltà di Economia dell’università di Trento,
Trainer

Assisto gli studi professionali che desiderano una gestione più proficua e sostenibile delle proprie risorse attraverso un’organizzazione più snella e processi di lavoro più efficienti

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